Godzilla

Sono appena tornato da un centro sociale a Livorno che si chiama Godzilla.

Ultimamente con La Ghenga capita sempre più spesso di suonare nei centri sociali perché i locali preferiscono un dj economico ad un gruppo di otto persone. Invece suonare nei centri è più facile perché lo scopo finale non è far soldi, ma fare musica.

In realtà per me è stata un po’ una scoperta perché fino a qualche anno fà i centri sociali li avevo visti solo da fuori e di sfuggita, tranne quando al liceo andavo al Macchia Nera a ciclostilare qualche volantino. Ora la sensazione che ho è molto bella. Magari non riesco a condividere proprio tutte le scelte che vengono fatte dai ragazzi, però anche solo vedere che c’è ancora chi fa il pugno chiuso con la mano mi fa piacere. Mi sento meno fuori luogo in questo mondo che negli utlimi tempi ha barcollato un po’ troppo a destra.

Mi fa piacere vedere che ci sono dei posti dove si parla delle cose che altrimenti sentiresti dire solo da gente come Luttazzi e Beppe Grillo e neanche troppo spesso. Prima di aprire questo blog — che è un misero tentativo di rendermi utile — mi è capitato spesso di dire ai miei amici che sentivo il bisogno di più spazi sui giornali e sul web per parlare, che ne so, di Bush che si organizza gli attentanti per poi fare la guerra per esempio, o di Berlusconi e delle prepotenze che ha fatto fino ad ora, della sars che potrebbe essere una esperimento sul controllo demografico nel terzo mondo e non una malattia accidentale (l’ho letto qui e devo dire che la teoria è interessante) e di altre cose del genere.

Credevo di essere uno dei pochi pazzi a pensare a tutto questo e invece sembra che nei posti come quello in cui sono stato stasera ci sia altra gente che ha i miei stessi dubbi e che prova la mia stessa rabbia per quello che sta succedendo in giro. Rabbia che tra l’altro comincia ad essere veramente troppa.

Mi sono piaciuti i centri sociali dove ho visto una la collaborazione tra le generazioni. È una cosa bellissima e confortante. Quando entri in un posto che la gente comune giudica come un covo di fattoni e invece ci trovi le mamme con i bambini piccoli che mandano avanti il centro, discutono e si confrontano con i ragazzi secondo me è il caso di essere ben contenti.

Insomma tutto questo per dire che ci torno al Godzilla e mi compro anche la maglietta. Stasera dopo il concerto me ne sono scordato…

Vi lascio con queste parole perché mi è venuto voglia di rileggerle e visto che le rileggo io le faccio rileggere anche agli sfortunati lettori di questo post.

Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo. Perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno; era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

No. Niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare… come dei gabbiani ipotetici.

E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana

e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.

Due miserie in un corpo solo.

(G. Gaber)

10 Commenti a “Godzilla”

  1. ghiaino scrive:

    Non so che dire….mi commuovi! Penso che per un gruppo che suoni in un centro sociale la cosa che risalta immediatamente agli occhi è il fatto che ha davanti gente che viene a sentire la musica e non a far vedere le scarpine. Risalta la voglia di andà ner culo a chi ti vuole come uno studente della Bocconi e se non lo sei sentirti escluso. Risaltano però anche le esagerazioni. E poi a Livorno…sono esagerati in tutti i sensi. Alcuni commenti sul Papa mi sono sembrati un po’ gratuiti anche se comunque questo tentativo mediatico di farti sentire una caata se non ti disperi o non vai a Roma a dare l’ultimo saluto al ponteficie mi sembra una mossa da stato teocratico tipo l’Iran (prossimo obiettivo di conquista occidentale; io non ci andrei perchè si tocca delle legnate storiche e poi perchè mi sono rotto la mincheia di vedè questo perbenismo bombarolo). Ma Vespa l’hai sentito? L’uomo della propaganda. Speriamo gli rimanga un piede sotto a un purman.
    Via vai mi vado a fà la barba in barba ai fascisti.
    Bona
    François

  2. Non e’ che sia mai stato nemmeno io un profondo conoscitore delle realta’ dei centri sociali.. cosi’ a “caldo” mi viene da pensare che se ho due ore di tempo “libero” non tengo in considerazione l’idea di farci un salto.. questo penso che dipenda principalmente dal fatto che le persone piu’ vicine a me non sono assidui frequentatori o che le mie esigenze di “sfogo civile” le soddisfo in altri modi, dal leggere e documentarmi sul mondo che mi circonda, al parlare con chi capita cercando di essere il piu’ disponibile possibile ad accogliere un punto di vista diverso dal mio.. Sicuramente per molti un centro sociale e’ un modo per stare insieme agli altri e magari affrontare tematiche di attualita’ (spesso anche quelle di cui i media non parlano..). E questo e’ un lato nobile.. Riguardo al “Non essere giudicati” non la penso esattamente cosi’.. nel senso che se vai in un centro sociale e non la pensi come loro probabilmente sei emarginato o snobbato.. e guarda caso tutti quelli che sono li’ grosso modo la pensano in maniera molto simile per quanto riguarda politica, sociale ecc.. La discussione e’ sicuramente positiva.. e chi e’ piu’ preparato da validi spunti di riflessione a chi e’ disposto ad ascoltare.. I giudizi pero’ sono alla base di tutto questo.. e vedrai che se vai a suonare con le “scarpine belline” qualcuno che ti giudica a priori perche’ te le sei comprate lo trovi..

  3. Gianluca scrive:

    Bravo Giulio….
    magari sembrerebbe, in un centro sociale, di essere nel paradiso del “NON PREGIUDIZIO E DELL’ACCOGLIENZA”…, io credo invece che anche nei centri sociali, purtroppo, la libertà di esprimere idee e comportamenti non sia un gran che tollerata.
    Le scarpine costose ed eleganti Non mi attirano, ma non giudichero’ certo una persona solo per le scarpine che si mette!!!
    In fine, in molti ambienti, risulta il piu’ Ganzo quello che ha i pantaloni piu’ adatti, le scarpe piu’ vecchie, i capelli piu’ lunghi, o piu’ corti…. ovunque c’e’ una sorta di gerarchia e pregiudizio!

    Pensateci un po’……

    Ciao
    Gianluca

  4. Gianluca scrive:

    Inoltre è doveroso fare una distinzione tra “centro sociale” e “locale” per quanto riguarda le relazioni con i gruppi….

    E’ naturale che un Centro sociale faccia pagare meno le bevute, e che lo scopo ultimo sembri solo quello di fare musica….
    Ma attenzione, un Centro sociale è gestito da ragazzi, uomini, donne o bambini che non pagano un affitto, non pagano stipendi ai baristi, non pagano Siae, probabilmente non pagano luce, gas, acqua e che, se il centro dovesse iniziare ad andare male, potrebbe trasformarsi in un circoletto privato, tanto nessuno rischia del suo….

    Ci mancherebbe, io sono dalla parte del Gruppo, ma pensate un po’ a mettervi nei panni di Gigi (del DrJazz) o di un altro… guardate quanta gente va nei locali a guardare un concerto di un gruppo che non conosce (pochissima) e provate a fare due conti… cosa fareste voi?
    riflessioni aperte.

    Ciao
    Gianluca

  5. Gianni scrive:

    In realtà a me quello che ha colpito dei centri in cui siamo stati è che mi ci sono trovato a mio agio. Sono posti in cui mi sono sentito circondato da persone che sentivano il mio stesso senso di sdegno verso quello che ci succede attorno e questo è per me la cosa importante perché la stessa cosa non mi succede quando provo a parlare di questioni serie in altri posti. Mi sembra di parlare contro dei muri, con dei rincoglioniti che si fanno prendere per il culo dalla televisione e dai giornali e questo mi fa veramente cascare le palle.

    Per quanto riguarda la differenza tra locale e centro sociale bisogna dire che luce, gas, telefono e internet la paga un centro sociale come la paghiamo noi a casa perché l’enel la luce non te la da per nulla. Quello che è vero è che siccome nel centro sociale lo scopo non è il guadagno ma l’attività, culturale e ricreativa che sia, cambia il modo in cui la gente è coinvolta. Nessuno prende lo stipendio. Ma questo direi che è un bene e non una concorrenza sleale verso i locali.

    Voglio dire che se da un centro sociale partono attività di informazione, sensibilizzazione, battaglie politiche e attività culturali per la collettività, allora io sono contento che rispetto ad un locale non paghino l’affitto perché — almeno in teoria e magari non tutti allo stesso modo — forniscono un servizio utile.

    Se fai una cosa per lavoro come un locale, visto che fai pagare per godere dell’attività che svolgi è giusto che i fornitori e chi collabora con te riceva dei soldi. Se invece sei un centro sociale che non ha fini di lucro tanti costi è giusto che vengano meno ed è proprio per questa caratteristica che alla fine per noi è più facile suonarci.

    Poi è ovvio che in qualche modo Gigi dovrà pure sbarcare il lunario, però al livello di principio preferisco l’idea di un centro sociale in cui l’attività ricreativa è organizzata da un insieme di persone dove magari anche un gruppo che non è particolarmente alla moda e che non ha un seguito che garantisce guadagni adeguati ha più possibilità di suonare.

    Per quanto riguarda tutto il resto, non era su quello che volevo far cadere l’accento. Anche se sono convinto che per quanto riguarda apertura e dialogo forse trovi più gente disposta a parlare in un centro sociale (poi c’è centro e centro…) che in una sede di Forza Italia… Sono anche daccordo che le scarpine e la tuta dell’adidas sono molto poco proletarie e anche fastidiosamente hip pop, ma anche lì non saprei: quando ho suonato con i Maniaci al Cox a Milano c’era un sacco di gente diversa e nessuno si preoccupava di vedere se avevi le adidas o le scarpine eleganti.

  6. Gianluca scrive:

    gianni…
    nei centri sociali, di solito, o almeno in quelli che abbiamo frequentato ultimamente, la gente che gestisce, che partecipa e che è coinvolta, è per la maggior parte (90%) formata da ragazzi che studiano o lavorano e nel centro sociale investono il tempo libero.
    Un locale è per la maggior parte (99,9%) gestito e mandato avanti da uno o più proprietari o gestori e altra gente che lì lavora e lì riceve una retribuzione(più o meno equa)….
    Perciò direi che mettere a confronto le opportunità che ti fornisce il centro sociale con quelle che ti fornisce un locale in termini di spazio, tempo, soldi, ecc… è eccessivamente ìmpari…. Mettere a confronto Gigi con un Centro sociale è impari…
    Uno è un’attività lavorativa, l’altro è un centro sociale (appunto!)

    Il centro sociale investe ogni lira nel centro sociale stesso perchè nessuno deve mantenere una moglie, una amante, un marito o un figlio, nessuno deve comprarsi le scarpe, una borsa o un panino con i soldi che lì si guadagnano…
    non ti sembra ?
    Niente contro i centri sociali…. c’è sempre gente( o quasi), ti trattano bene e ci si diverte …..
    ma ogni cosa deve essere almeno un po’ pesata.

    Riguardo al confronto centro sociale VS sede di partito… il discorso è un altro ancora ….
    Secondo me il centro sociale dovrebbe essere un punto di incontro dove gente diversa in termini di scarpe, pensieri, amicizie e gusti possa trovarsi in serenità..
    La sede di partito (qualunque esso sia) è una sede di un partito con un indirizzo politico (piu’ o meno) preciso… sai dove vai e che gente trovi!
    Percio’ anche questi 2 non li metterei su un unico piano …

    ccccccccccciiiiiiiiao
    Gianluca

  7. Gianni scrive:

    Mah…

    Mi pare che siamo andati a parare su discussioni lontane da quello che volevo raccontare. Forse non avete notato le stesse cose che ho notato io, non avete visto centri come il Cox — a cui pensavo mentre facevo certe considerazioni sulla partecipazione degli adulti — e sicuramente nei ragionamenti partiamo da presupposti e sensibilità diverse.

    Ad ogni modo bene, abbiamo sviscerato la differenza tra un locale e un centro sociale alle spalle del povero Gigi. Sono due strutture diverse che in base alle loro possibilità, ai loro fini e alle loro caratteristiche offrono cose diverse. Io ultimamente sono attratto da quello che in generale offre un centro sociale. Questo perché lì e in pochi altri posti ho trovato attaccati al muro o sulle mensole articoli che parlavano di quello che ora sento il bisogno di approfondire. Spero non me ne vogliate.

    Per il resto mettetevi le scarpe che volete. :)

  8. Gianluca scrive:

    allora io mi metto quelle con il tacco a spillo

  9. ghiaino scrive:

    Il centro sociale evita che si possa ragionare solo nell’ottica delle feste di S.Sisto o di tutti quei locali pottini (90%) che seguono solo e solamente logiche di mercato.
    “Io da qui vedo il cielo inchiodato alla terra e la terra attraversata da gente di malaffare e vedo i ladri vantarsi e gli innocenti tremare e vedo i ladri vantarsi e gli innocenti pregare” (F. De Gregori).
    Ultimamente mi sono riscoperto un tipo da Smemoranda che sviscera le massime per cercare un conforto in tempi così atroci.
    Evviva le magline dell’adidas e quelle da Motocross. Evviva S.Sisto e tutti i suoi adepti.
    Bona
    Ghiaino

  10. Gianluca scrive:

    Non parlar male di S.sisto ( che poi, in realtà, le vere feste del Rocchi erano a Garzella… al campino).